Un recente articolo pubblicato sulla prestigiosa rivista Nature propone la valutazione di alcuni esperimenti finalizzati allo studio dei fenomeni che possono migliorare la longevità di lieviti, vermi e topi. Anche se questi organismi sono biologicamente diversi tra loro e molto differenti da noi, tuttavia i particolari risultati riscontrati fanno ben sperare in una migliore conoscenza del fenomeno anche nell’uomo che, già nel prossimo decennio, potrebbe sfruttare positivamente questi studi.
Intanto i riscontri epidemiologici sono ottimistici già di per sé, perché dicono che l’età media umana sta aumentando, sia per le donne, sia per gli uomini: si stima che ogni anno si allunghi la vita di tre mesi. Pur con le riserve legate alla diversa territorialità geografica e sociale, ciò significa che i bambini nati oggi vivranno suppergiù i fatidici cent’anni.
I fattori in gioco sono molteplici, dalla genetica al miglioramento della tecnologia staminale per la riparazione di tessuti e organi compromessi, dallo stile di vita e di stress alla dieta.
Proprio relativamente a quest’ultimo tema sono interessanti alcune osservazioni evidenziate nell’articolo:
* seguire una dieta ipocalorica si conferma il miglior modo per allungarsi la vita, sia direttamente, sia indirettamente per il miglioramento che si riscontra sulla salute (pressione e profilo ematico)
* il metabolismo dei lipidi è uno dei possibili meccanismi che regolano la longevità
Questi due temi sono particolarmente cari alla Zona che indica l’adozione di un’alimentazione ipocalorica senza fame e che valuta i grassi nella loro importantissima accezione biologica, cioè insegna a sceglierli opportunamente piuttosto che a temerli indistintamente.
Ecco perché molti indicano questo metodo come un’ottima strategia anti-invecchiamento.
Gigliola Braga